Curiosity rivela metano su Marte, ma la fonte è ignota

Roberto 18 dicembre 2014 0
Curiosity rivela metano su Marte, ma la fonte è ignota
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Emissioni continue di gas rivelate dalla sonda che passeggia sul pianeta rosso. Ma la fonte resta sconosciuta.

IL ROBOT Curiosity ha rilevato emissioni regolari di gas metano nell’atmosfera di Marte, senza però riuscire a individuare la fonte che lo produce. Dopo la scoperta, gli scienziati si interrogano se siano i microbi l’origine del gas e che cosa faccia crescere e poi calare i livelli nel giro di qualche settimana appena. I risultati delle straordinarie osservazioni di Curiosity, pubblicati dalla rivista Science, sono stati oggetto di una relazione in occasione del congresso annuale di geofisica (American Geophysical Union), in corso a San Francisco.

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“Eureka!”, sembra gridare Curiosity da milioni di chilometri di distanza. L’urlò arriva da Marte. Il rover ha trovato quello che cercava: molecole organiche sulla superficie del pianeta rosso. Le ha scovate trapanando il suolo e analizzando i campioni attraverso il Sample Analysis at Mars (Sam). Lo spettrometro e cromatografo a bordo di Curiosity ha rilevato quindi, per la prima volta, la presenza dei cosiddetti “mattoni della vita”, composti principalmente di carbonio, idrogeno e ossigeno. Lo stesso Sam ha inoltre misurato, ‘sniffando’ l’atmosfera, una presenza anomala di metano: dieci volte superiore alla media. Secondo gli scienziati significa che potrebbe esserci una sorgente di qualche tipo, nascosta nelle rocce del Gale crater, il cratere che una volta ospitava un lago con fiumi affluenti. Questa non è la prova, naturalmente, della presenza passata o presente, di vita. Queste molecole potrebbero essersi formate a seguito di reazioni chimiche non necessariamente biologiche, oppure essere precipitate su Marte ‘a bordo’ di comete. Ma per Curiosity si tratta, in sostanza, di una “missione compiuta”. L’obiettivo della sua esplorazione, infatti, è quello di verificare se su Marte, in passato, ci fossero condizioni climatiche tali da supportare qualche forma di vita. Quest’ultima scoperta è un passo cruciale verso questa conferma
Il foro nella roccia ribattezzata “Cumberland”, perforata dal trapano di Curiosity. Le analisi del materiale al suo interno hanno rilevato tracce di molecole organiche.

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Autoscatto di Curiosity subito dopo la perforazione della roccia Cumberland.

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Le possili origini del metano ‘sniffato’ dallo strumento Sam ( Sample Analysis at Mars) del rover Curiosity. Tra le ipotesi ci sono reazioni chimiche avvenute sulla superficie o all’interno del suolo e l’origine esterna, cioè attraverso un veicolo come le comete o meteoriti precipitati sul pianeta rosso. E, naturalmente, anche la presenza di microrganismi e di qualche forma di vita.

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Trovare molecole organiche su Marte è una sfida non semplice perché la superficie del pianeta è esposta ad agenti, come i raggi cosmici, in grado di distruggerle o modificarle.

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Il Tunable laser spectrometer, uno degli strumenti di Sam, a bordo di Curiosity, in grado di analizzare la composizione dell’atmosfera.

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La misurazione del metano nell’atmosfera: Curiosity ha registrato la presenza del gas organico in misura dieci volte superiore alla media. Indizio che potrebbe indicare una possibile fonte di emissione.

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Il grafico delle analisi sulla roccia Cumberland, la ‘mattonella’ perforata da Curiosity.

Dalle informazioni raccolte in più di 20 mesi dal novembre 2013 grazie a uno spectometro e un laboratorio Sam (per l’analisi dei campioni prelevati su Marte) imbarcato a bordo di Curiosity, i ricercatori hanno scoperto che le emissioni regolari di metano nel cratere di Gale (nel quale il robot esploratore si è posato nell’agosto 2012) sono molto meno importanti di quelle che si pensava in base ai calcoli dei modelli, ma sono emissioni continue. Questo vuol dire che il gas viene prodotto periodicamente da una fonte vicina ma sconosciuta. E poichè il metano è un prodotto noto per la sua attività biologica (quasi la totalità di quello che esiste nell’atmosfera terrestre ha questa origine) si aprono dunque grandi interrogativi.

Curiosity è stato capace di ottenere misure precise: lo strumento Sam ha individuato valori basali di concentrazione del metano intorno a 0,7 parti per miliardo in volume e ha confermato un incremento episodico fino a 10 volte questo valore in un periodo di 60 soli (o giorni marziani, ognuno dei quali dura 24 ore, 39 minuti e 35,244 secondi, quasi un 3 per cento in più di uno terrestre). Poiché questi getti di metano sono sporadici, questo fa pensare a una correlazione con alcune variabili ambientali, per esempio l’umidità relativa dell’aria o la temperatura ambientale (un’ipotesi, per esempio, è che a maggiore pressione atmosferica corrispondano maggiori picchi di metano). Ma la certezza sarà data solo da studi ulteriori.

Fonte: repubblica.it

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