I 10 Tipi da WhatsApp

Admin 2 agosto 2013 0
I 10 Tipi da WhatsApp
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1. L’INCAPACE – Scarica WhatsApp (rigorosamente a pagamento, ignora le opportunità dell’App Store) solo perché altrimenti escluso da qualsiasi giro di amici. Si rende conto della necessità dell’operazione perché intuisce che ha più probabilità di ricevere risposta con un messaggio messo in una bottiglia gettata nell’oceano piuttosto che a un sms a pagamento. Cede nonostante il suo integralismo nel no a questo tipo di applicazioni. “Mi dà problemi di rete” è il suo cavallo di battaglia, non riesce a capire che senza internet non funziona. Chiede a tutti come si faccia a cambiare foto. Di fronte alla creazione di un nuovo gruppo rimane affascinato come se al Louvre d’improvviso la Gioconda iniziasse a ballare il latino americano. Generalmente, dopo due settimane torna sui suoi passi e rinuncia a WhatsApp: “Preferisco gli sms”. Finirà a vivere su una montagna.

2. IL FISSATO – Vero e proprio maniaco di WhatsApp. Aggiorna lo status anche se muove il pollice per cambiare canale sul telecomando, si cura di scegliere l’emoticon giusta per qualsiasi occasione, cancella conversazioni ormai non più attive e riscopre amici di vecchia data per tenere vive le conversazioni in chat. Perde più tempo a scegliere lo sfondo che a comprendere il calcolo di Eratostene. Quando qualcuno non gli risponde dopo 15 secondi allerta Bertolaso e la protezione civile. Appena apre gli occhi la mattina, anche se è scoppiata la guerra mondiale o – più verosimilmente – la vescica, la prima cosa da fare è controllare WhatsApp. Irrecuperabile.

3. LO STALKER – Il suo obiettivo è uno: controllare gli altri. Categoria che abbraccia genitori, fidanzati, innamorati, gelosoni d’ogni tipo o semplici malati di curiosità. Resta sveglio fino alle 5 del mattino per controllare l’ultima connessione del diretto interessato. Se è online, apriti cielo: immediata la verifica tra i contatti per avviare un sondaggio internazionale sul possibile interlocutore, anch’essoonline in quel momento. Chiedergli di farsi i cazzi propri equivale a chiedere a Bersani di vincere: impossibile.

4. IL NASCOSTO – Nasce per fuggire dallo stalker, come una gazzella da un leone affamato. WhatsApp è una savana, la prima regola è nascondere l’orario dell’ultima connessione. Vive di mosse strategiche quali non connettersi dopo una certa ora per evitare di imbattersi il quell’online che scatenerebbe una tempesta. Nei casi più specifici, adotta foto di fantastici posti esotici con palme annesse per rendersi neutrale alla vista dell’altro. Alla domanda di rito: “Perché non ti vedo mai online?”, dribbla come neanche il miglior Ronaldo: “Mah, non lo uso tanto”. Stratega.

5. IL MALATO DI EMOTICON – Ogni aggiornamento di Emoji per lui equivale a un orgasmo. Conosce a memoria le schermate delle emoticon, troverebbe persino la melanzana anche se bendato e torturato con marchingegni orientali. Illustra agli amici la didascalia di ogni singola emoticon, dalle tende cinesi alle espressioni facciali più irrealizzabili. Adora creare capolavori con la sommatoria di diverse emoticon, veri e propri scenari di vita trasportati su WhatsApp di cui non frega proprio un cazzo a nessuno, come si evince dalla più entusiasta delle risposte “:-)”. Se è un uomo, si mostra convinto di conquistare una ragazza inviandole mazzi di rose virtuali e cuoricini di ogni colore. Marrone, invece, è sempre il colore della sua figura.

6. LA TOMBA – Simpatico come una palla da bowling sui denti. Che gli venga comunicato l’orario di una partita di calcetto, la nascita di un figlio o l’esplosione della sua casa, la tomba adotta solo una linea: legge e non risponde. “Eh, ma tanto se vedi che ho letto è uguale”, la sua risposta a qualsiasi accusa. Sempre visibile online e tendente a ignorare qualsiasi segnale, nei casi più estremi illude l’interlocutore con un continuo digitazione… che neanche Dante per scrivere la Divina Commedia. Dopo mezz’ora di digitazione, torna su online e sparisce di nuovo. Enrico Ruggeri gli dedicherà presto una puntata di Mistero.

7. IL MITOMANE – WhatsApp per lui conta più di Facebook, carta d’identità e reputazione messe insieme. Cambia foto ogni 20 minuti alla ricerca di quella meglio illuminata, dove il ciuffo o la piega sono a posto. Rincorrerebbe i vip per l’intero centro di Milano pur di scattare una foto e impostarla immediatamente come immagine su WhatsApp. Esemplare riconoscibile dallo status “Bella vita” perennemente impostato con emoticons che possono essere palme, cocktail, sigarette e occhiali da sole, tavolta fusi in inguardabili combo.

8. LO SCOMPARSO – Non oscura la sua ultima connessione, la rende anzi ben visibile. Lo cercano tutti in continuazione. Lo scomparso però non c’é praticamente mai. Anche dopo una scarica di 546 notifiche, di cui un invito di Obama alla Casa Bianca e un video amatoriale giratogli da Belen in persona, la sua ultima connessione è di due giorni prima non oltre le ore 12. Nasconde le notifiche e si accorge di tutto quando è troppo tardi, ma attenzione: non si dispera, è consapevole e va avanti per la sua strada. Andreotti attendeva ancora una sua conferma per un calcetto dalle 19 alle 20 del 1939. Va decisamente d’accordo con il nascosto e l’incapace, gli amici lo massacrano quando torna a farsi vivo. Chi l’ha visto.

9. IL RIMORCHIATORE – Qualsiasi strada è buona per arrivare a trovare un po’ di pane per i suoi denti. Il rimorchiatore, dopo esperienze su Facebook e simili con finti profili di gnocche svedesi dietro cui si celavano in realtà contadini calabresi, si espande anche su WhatsApp fino a colonizzarlo: guadagna un numero e passa subito all’attacco, avvantaggiato dall’incognita totale sul nome. Sceglie una foto rigorosamente in bianco e nero, di profilo, dove si veda il fisico. L’approccio al “ci conosciamo?” di lei è il solito: “Indovina” e via con acqua, fuochino, fuoco. La tattica di Napoleone a Waterloo fu più riuscita. Il suo piano ruota attorno alle foto: fa vigere la legge del do ut des, le manda e se le fa mandare. Viene puntualmente rimbalzato per errori gravissimi, come la frase “pensarti non è bello come averti, ma è bello pensare che ci sei” proposta alla prima sera o uno status eloquente e condiviso dalla categoria: “ViVa la ViDa LoCa” con annessi cocktail in emoticon accanto. Finge di avere 23 anni, ne ha 19 e viene sgamato sul profilo Facebook. Tradito da se stesso.

10. IL BOMBARDATORE – Impossibile non conoscerne uno. Una vera e propria mitraglia della tastiera, incapace di scrivere messaggi in blocchi unici. Racconta eventi duraturi ore ed ore con un messaggio dopo l’altro, separando anche gli articoli e le congiuzioni. Un pitone nel pantalone è più piacevole del rumore della raffica di notifiche. Le sue formule per la mitraglietta di messaggi consecutivi senza risposte sono per lo più classiche. “Oh”, “Ci sei?”, “Io sono arrivato”, “Cazzo”, “Si gela”, “Ma”, “Dove sei?”. Scrive papiri e la massima risposta che riceve è un “sì”, dato quanto strazia l’interlocutore. Vietato lasciare il cellulare senza verificare le notifiche se c’è lui nei paraggi: ve ne ritroverete 47 in 10 minuti, chiedendovi come abbia potuto fare. Il bombardatore fa detestare WhatsApp. E rimpiangere il vecchio, caro piccione viaggiatore.

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