L’enigma delle luci di Hessdalen in Norvegia

Roberto 29 novembre 2014 0
L’enigma delle luci di Hessdalen in Norvegia
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Si manifestano all’improvviso, brillando nella notte.
Questi oggetti splendenti a volte restano a lungo sospesi a mezz’aria, a volte schizzano via a gran velocità prima di sparire.
Il mistero delle strane luci di Hessdalen è noto da tempo. Sono un fenomeno luminoso che si è manifestato nei cieli della vallata di Hessdalen, in Norvegia, a partire dagli anni ’80. Si tratta di grandi dischi di luce di vari colori, tanto luminosi da rischiarare tutta la valle. Di forme diverse, a volte si fermano a mezz’aria per più di un’ora prima di sparire.
Sono le cosiddette “luci di Hessdalen”, così chiamate dal nome della valle norvegese dove appaiono, un luogo solitario situato 80 km a sud di Trondheim. Qui, a partire dal 1980, si replica con una frequenza impressionante uno spettacolo che lascia stupefatti coloro che hanno la fortuna di assistervi. Le “sfere di fuoco”, infatti, non recitano mai lo stesso copione. Talora fisse, talora pulsanti, si muovono in modo irregolare. Di un unico colore rosso, giallo o blu, oppure multicolori, possono essere tanto intense da illuminare l’intera vallata.
Che cosa le genera? Cosa le fa risplendere?

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Secondo l’astrofisico Massimo Teodorani, queste sfere di luce compaiono nella valle con una certa regolarità, ma sono molto più frequenti da gennaio a marzo e tra le 6 del pomeriggio e l’una di notte. Alcune svaniscono in fretta, altre restano visibili anche per un paio d’ore. In base a punti di riferimento come alberi o case, si è stimato che il loro diametro possa variare da 1 a 10 metri.
Si presentano come strutture dal contorno evanescente, formate, come si è appreso da recenti osservazioni, da tante piccole componenti che vibrano attorno a un baricentro comune, dal quale a volte vengono prodotte sfere di dimensioni inferiori.
Da un punto di vista fisico, i ricercatori hanno potuto dimostrare che il fenomeno luminoso si comporta come un plasma, particolare stato della materia, con una temperatura di circa 6000 gradi, che rimane costante anche quando le sfere aumentano di volume.
Secondo Teodorani, ciò ha portato a ritenere che il plasma sia confinato all’interno di un fortissimo campo magnetico e che la sua struttura globulare sia dovuta a qualche tipo di “forza centrale” che simula la gravità dando alle sfere un aspetto simile a quello si soli in miniatura.
Nei giorni di maggiore attività, ci informa Teodorani, gli strumenti (spettrografi, magnetometri, radar, rilevatori per ultrasuoni, macchine fotografiche e videocamere automatiche ad alta definizione) hanno rilevato numerose tracce radar, ma solo poche di queste avevano come “controparti” ottiche le sfere di luce, e, quando le avevano, rivelavano spesso un andamento intermittente mentre la luce rimaneva fissa. Anche le perturbazioni magnetiche connesse alle sfere, che si manifestavano sotto forma di pulsazioni, hanno talora rivelato un comportamento insolito, presentandosi poche ore prima o dopo l’osservazione delle luci: come se il fenomeno ottico originale fosse sostituito da una forma invisibile.
Un’ipotesi prevede che nella zona si sviluppino forze tettoniche capaci di comprimere il quarzo delle rocce producendo intensi campi elettrici, in grado a loro volta di innescare i vortici di plasma.
Un’altra, invece, ritiene responsabili le particelle emesse dal Sole, che penetrerebbero nell’atmosfera da “buchi” nella magnetosfera terrestre.
Entrambe, però, presenterebbero molti punti deboli, sia per la frequenza con cui si manifesta il fenomeno, sia perchè non è stata trovata una vera correlazione con le tempeste solari.
Queste luci sono ben note e sono state registrate e analizzate dai fisici. Una possibile spiegazione attribuisce il fenomeno a un processo di combustione in aria, non completamente compreso, di nubi di polvere contenenti scandio, una terra rara contenuta nel suolo della valle. In alcuni casi queste luci sono state erroneamente identificate come aerei, luci di automobili, oggetti celesti e miraggi.

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Numerosi ricercatori internazionali li studiano da anni. Le luci sono state viste da centinaia di persone (compreso il sottoscritto durante una missione di ricercatori italiani).
Ma ora proprio gli italiani sembrano aver trovato la strada che potrebbe spiegare quelle luci.
Il video qui sotto descrive questa ipotesi:

L’ultima manifestazione, avvenuta l’11 novembre 2012, è tra le più interessanti ed è stata registrata nella Valle di Hessdalen (Coordinate Google Earth: 62,8206 N – 11,2013 E), grazie al flusso di una webcam in diretta (Webcam 1).

Jader Monari e altri ricercatori radio astronomi hanno formulato un’ipotesi molto convincente per spiegare il fenomeno. Il rame e lo zolfo di antiche miniere della valle insieme al ferro presente nelle rocce sul versante opposto della valle darebbero origine a una gigantesca “pila” naturale.
Come in una pila le linee di forza trasportano particelle elettriche che possono dare origine alle “bolle” di luce che si osservano.
Questa tesi spiegherebbe anche perché le luci di Hessdalen (detti anche Ufo di Hessdalen) sarebbero più visibili durante le aurore, quando dal Sole arrivano particelle elettricamente cariche che innescano il fenomeno.

Ma il mistero rimane…

Fonte: portalemisteri.altervista.org

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